Tornare nel bosco è l’imperativo, soprattutto quando a lanciare il richiamo è il Woodoo Fest.

Arrivato alla sua quinta edizione, Il festival con patria a Cassano Magnago (VA) ha messo insieme una lineup cinque-giorni-non-stop composta da un mix di artisti spessi e già ai vertici della notorietà, assieme ad altri meno conosciuti ma ugualmente pregiati, da scoprire e tenere d’occhio. A rendere unico il Woodoo però non è stata solo la musica. Bastava addentrarsi di pochi passi per ritrovarsi sospesi in un microcosmo pervaso da un’atmosfera festosa e tribale. Si trattava solo di aspettare la fine di luglio e poter finalmente mettere piede nel bosco sentendosi eccitati come Leonardo di Caprio quando arriva sulla spiaggia paradisiaca del film The Beach, con in sottofondo Porcellain di Moby. Cos’altro puoi fare se non tuffarti in una moltitudine di generi, suoni e band?

Tra i nomi meno conosciuti in cartellone Dellacasa Maldive ha sfoggiato un sound synth-pop dai tratti caraibici, contaminando e coinvolgendo il pubblico, sotto e sopra il palco, a suon di passi di danza e coreografie improvvisate, ereditate (forse) senza saperlo da David Byrne dei Talking Heads. La tunisina LNDFK ha letteralmente conquistato il Wood Stage con groove e vocalizzi neo-soul di quelli glassati da gustare a mani nude, degni di Hiatus Kayote ed Ella Fitzgerald. Neanche il tempo di metabolizzarli ed un “Aaaaaaaaaahi carrrrramba puttaniera!!!” arriva dall’immenso Big Foot Stage dove Francesco De Leo ha raccolto il calore dei suoni fan, tra nuovi brani solisti e rivisitazioni in chiave pop-psichedelico del precedente progetto L’Officina della Camomilla. Il momento della verità però è arrivato col ritorno dei ≈ Belize ≈, a distanza di due anni dalla loro prima partecipazione al festival, accolti da un boato di folla all’urlo “Woodoo, ci siete?!?”. Il quartetto varesino ha riconfermato il proprio talento, unendo sberle in faccia come Bovisa A Mano Armata con momenti sospesi e raccolti in Gilette, solo piano e voce, eseguito dal frontman Riccardo. Se la lineup dei nuovi nomi emergenti (o quasi) era già in grado di scaldare l’atmosfera, a farla letteralmente esplodere sono stati gli artisti più conosciuti.

 

Tra tutti, Frah Quintale, accompagnato sul palco dal produttore e polistrumentista Stefano Ceri, è stato accolto da un bagno di folla e di consensi, rappando e cantando per quasi due ore l’amore ai tempi dei social. Un’immaginario che ha fatto proprio, sostenuto da tutto il pubblico mosso a tempo di “Si, Ah” e dall’invasione di palco da parte di un palestratissimo ed esaltato bomber, sgattaiolato dalla folla. La controversa e viziosa performer MYSS KETA ha dato prova di sé sfoderando beat fidge-house/hard-core e coreografie ammiccanti, venendo acclamata come una diva all’urlo di “FUCK THE PATRIARCATO!!!”. La folla é stata sedotta ed Il produttore Populous (indimenticabile il suo warm up etno-dance, intermezzato da The Lion Sleeps Tonight) l’ha accompagnata in maniera magnanima, condividendo con le prime file fiumi di superalcolici provenienti dal backstage.

Poteva bastare questo ma a dare un scossa tonante alle gambe ancora cariche del pubblico sono stati il folgorante live techno-trance di Cosmo, e la bellissima conclusione del festival con le ritmiche aftrobeat di Capibara, il set batteria, 808 e doppio pedale dei Coma Cose e il rapper Willie Peyote. Un artista capace di citare nei propri brani, con la massima naturalezza, Anderson PAAK e Paolo Conte, dando spazio anche a piccole parentesi di riflessione sugli avvenimenti che l’Italia sta vivendo. “E’ un momento storico in cui occorre prendere posizione!” scandisce con forza, criticando tra gli altri l’operato del ministro degli interni. La sua esibizione è un fiume in piena di generi che si mischiano ed evolvono, sfociando nella rivisitazione patchanka-punk del suo singolo Non Sono Un Razzista Ma…, dove il pogo e lo stage diving hanno avuto la meglio sul pubblico, instancabile e desideroso di divertirsi, fino all’ultimo.

 

Cinque giorni di Woodoo, cinque anni di musica e arte per un festival che è sempre riuscito a crescere con passione, senza mai perdere di vista la propria identità ed il proprio pubblico.

See you Woodoo Fest 2019, già non vediamo l’ora di tornare nel bosco.

 

Davide “Fellets” Felletti

Fotografie a cura di Federica Vismara