KA è un duo basso e batteria composto da Daniele Di Girolamo (batteria, synth e samples) e Giacomo Guidetti (basso, chitarre, synth granulare e testi), nato a Pescara nel 2013 e ormai attivo a Bologna sin dal 2015.

Dopo diverse produzioni e live lungo la penisola, è uscito il 15 novembre il loro primo disco ufficiale. Si intitola Inerte ed è uscito in collaborazione con Grammofono alla Nitro, Koe Records, È Un Brutto Posto Dove Vivere, Dreamingorilla Records e Have You Said Midi?

Il 14 novembre i Ka hanno suonato al release party del disco al Frekout Club di Bologna, assieme a 124C41+ e XIX. Oggi ce lo raccontano track by track:

Nel Baratro

Quando abbiamo scritto Inerte eravamo nel pieno di un periodo di cambiamento che ci aveva immobilizzati, paralizzati; ci sentivamo entrambi, ciascuno per i suoi motivi, costretti in un equilibrio finto, in una tranquillità plasticosa, che in realtà nascondeva profonde tensioni.

Nel Baratro voleva essere una sorta di cerimonia d’iniziazione, ma spogliata dei suoi ormai triti e ritriti toni misterici – d’altronde non siamo profeti di niente e nessuno! Volevamo che chi avrebbe ascoltato il disco partisse dal punto in cui noi siamo partiti a scriverlo: immersi in un’atmosfera straniante, disorientate, ma al contempo avvolgente. Un equilibrio forzato che lentamente va degradandosi, aprendo le porte a una nuova fase.

Michele dei Nadsat ha fatto un po’ di rumore insieme a noi, su questa traccia: quando gliel’abbiamo mandata, la bozza altro non era che un drone in crescendo di volume (mentre il pezzo lo abbiamo poi improvvisato in studio). Lui non aveva una visione d’insieme di come sarebbe stato il pezzo finito e nonostante questo ha fatto un lavoro che ci sta a pennello.

Terra Bruciata

Questo è il brano su cui è più difficile spendere parole perché, per noi, è solo istinto e come tale andrebbe letto. Ma ci proviamo lo stesso!

Terra bruciata è la prima, convulsa e viscerale reazione alla stasi; è un pezzo contorto che si avviluppa su se stesso, si accartoccia e si dispiega nuovamente. Una pura e semplice scarica di rabbia, priva di una vera e propria direzione. È un pezzo privo di colori – è in bianco e nero, se vogliamo – e non vi succede altro oltre al fatto di abbattere ogni cosa e fare terra bruciata, appunto.

C’è una batteria Demetrio dei Cani dei portici, senza la quale tutto avrebbe avuto un mood diverso; Demi si è fuso perfettamente con le intenzioni del pezzo e lo ha arricchito senza stravolgerlo. Ciò che è curioso è che quando ha registrato la sua parte, lì in studio c’era un’aria di festa che è l’esatto opposto di quella del pezzo.

Quiete

Qui si congeda la pars destruens del disco e inizia quella costruens: è il momento in cui si rimette in moto un po’ di lucidità e si iniziano, seppur ancora confusamente, a mettere a fuoco le cose. Le poche e rapide parole che ci sono in questo pezzo sono nate quando abbiamo iniziato a delineare i confini dei problemi e a dar loro un nome; ecco perché la necessità di un inserto verbale in un disco strumentale, volevamo che fosse fedele alle dinamiche che noi stessi abbiamo attraversato.

Nota di merito va a Davide Cherstich che, in studio, ha registrato lo spokenwords alla prima take, avendo ascoltato la traccia una sola volta prima di registrare. Ci siamo stupiti tutti, lui compreso!

Sorgente

Se, quindi, la prima parte del disco desatura i colori e svuota le cose, con Sorgente si rompe un’argine e comincia a scorrere un flusso nuovo. È un cambio di paradigma quasi epifanico.

Questa traccia l’abbiamo registrata in camera con qualche pedale e l’iPad; era un esperimento estemporaneo e nel giro di un paio d’ore ci siamo ritrovati per le mani lo scheletro del pezzo. Era da poco uscito Stereolith degli Ulan Bator, forse due settimane, quando abbiamo contattato Mario Di Battista, nostro amico che suona il basso nella band, per dirgli che nella traccia d’apertura del loro disco c’era un suono di basso che dovevamo assolutamente avere su Sorgente. Gli abbiamo mandato la base e lui ci ha messo su un discreto ma stupendo basso.

Dinqinesh

Scrivere questo disco è stato una sorta di percorso terapico, è nato ed è intessuto di contraddizioni e tensioni e rappresenta la paradossalità di un periodo delle nostre vite.

Inerte è in continuo movimento a cavallo di tensioni opposte. In qualche modo crediamo sia un disco dialettico: le tracce dialogano tra di loro e in questo dialogo si alternano posizioni contrastanti. Chiaramente non ogni volta si arriva ad un punto di ricaduta, un accordo, ma ci sono anche dei momenti edificanti.

Dinqinesh vuole mettere un punto a tutto questo e, dandogli una chiusura, conferirgli un significato.