I Blauss sono un duo nato dall’unione di Ilaria e Mattia. Una chitarra, delle batterie elettroniche, un po’ di effetti, synth volanti e voci angeliche ed il gioco è fatto.

Li abbiamo intervistati per capire cosa si nasconde dietro il loro album d’esordio Sudden Step, uscito il 30 Marzo 2016.

 

Sudden Step è il vostro album d’esordio. Quanto il risultato finale ne rispecchia le premesse e le idee iniziali? Ne siete soddisfatti?
Sì, molto. L’album nasce da una lunga serie di improvvisazioni che abbiamo poi curato, ampliato e arricchito in fase di produzione. Tutto questo con l’intenzione di variare il più possibile fra i brani, mantenere intatto quel senso di libertà e incertezza tipico delle jam session originali e cercare di creare un punto di incontro fra i nostri approcci alla musica in partenza diametralmente opposti. Pensiamo d’avercela fatta: l’ascolto dell’album a fine produzione è stato emozionante.

Quali sono state le influenze principali per questo disco?  
Non ci siamo ispirati consciamente a nessuno, credo. Le improvvisazioni a monte erano totalmente libere e senza particolari punti di riferimento. Nella successiva fase di produzione abbiamo cercato di tirare fuori il potenziale di ogni brano senza pensare a nulla al di fuori di ciò che accadeva in studio. Le varie influenze hanno al massimo agito di nascosto o le abbiamo sfruttate in negativo (non riproporre idee e approcci adottati da altri o tipici delle sonorità in cui ci muoviamo).

Ci sono dei gruppi italiani che sentite particolarmente vicini al vostro stile?
Dovremmo prima capire quale sia il nostro stile…

Tre parole con cui vi definireste.
Ilaria e Mattia

Leggendo i titoli si trovano  rimandi alla cultura giapponese. Ne siete stati influenzati?
Di nuovo nulla di ponderato: i nomi dei brani ci erano serviti inizialmente per differenziare un’improvvisazione da un’altra, quando non c’erano ancora testi e non sapevamo quali di queste sarebbero diventate dei brani e quali no (o se ci sarebbe mai stato un album). Poi non li abbiamo più cambiati. Nippon viene dai biscotti con lo stesso nome piuttosto che da riferimenti/omaggi al Giappone; Mao non abbiamo idea da dove sia uscito, forse da un suono miagolante della chitarra in un paio di punti della canzone.

Dall’ascolto dell’album si avvertono sonorità dream pop e post rock accostate ad altre più grunge e crude. Mi viene da pensare che ci sia un sorta di forte marchio identificativo. Vi ritrovate in quest’opinione?
Nel senso di un certo stile a sé stante che riunisce un po’ i vari tipi di sonorità? Non so, starà agli altri decidere. Sicuramente nessuno dei due viene da ascolti dream-pop, post-rock o grunge. Veniamo spesso anche accostati allo shoegaze, che non ci entusiasma. L’unica certezza è che faremo il possibile per complicarvi la vita nella ricerca di etichette da appiopparci!

Cosa ne pensate dei locali e gli spazi dove si fa musica a Roma? Vi sembra che l’offerta sia ampia?
Non abbastanza: al di fuori di un paio di locali davvero validi, mancano spesso qualità audio e fiducia in nuove offerte. Dove ci sono belle realtà, poi, subentrano strane dinamiche per cui pare la città faccia il possibile per rendere la vita difficile alle varie attività. Non è un paese per musici.

Quali sono i vostri progetti legati al futuro prossimo? Avete in programma dei live?
Abbiamo ripreso a suonare liberamente in studio, sfornando nuovi brani con approccio molto differente da quanto fatto nel nostro album Sudden Step. Al momento abbiamo in programma dei live in centro Italia fra maggio e giugno (probabilmente se ne aggiungeranno altri). A luglio saremo poi in Germania.