Abbiamo intervistato Anna Viganò per scoprire di più riguardo al  suo  nuovo progetto musicale solista: Verano.

L’EP omonimo in uscita il 24 maggio per Garrincha Dischi è un delicatissimo e profondo mix tra dream pop, elettronica e cantautorato impreziosito da una voce eterea. Scorrendone le tracce si avvertono influenze vicine alle sonorità di St. Vincent e dei Beach House ma in ognuna è impressa la personalità e l’originalità di Verano.

Possiamo definire questo lavoro come un condensato di sonorità rarefatte e fresche allo stesso tempo ci ha avvolto una volta che ci siamo messe all’ascolto del disco. Ne siamo rimaste incantate. Ecco cosa ci ha detto Verano in merito:

 

fronteokcontitolo

Dopo l’esperienza con gli Intercity e L’Officina della Camomilla, cosa ti ha spinto a iniziare questo progetto solista?

Avevo in mente da tempo di volermi misurare con un progetto totalmente mio, e a inizio anno è arrivato questo momento.

 

Sonorità dream-pop, elettronica e cantautorato. Quali sono state, se ci son state, le influenze per questo disco?

Le più importanti sono sicuramente St. Vincent, di cui ho una ammirazione e stima incommensurabili, e i Beach House.

Ascoltando l’ep ci si rende conto che è un disco molto tastieroso nonostante tu sia una chitarrista. E’ stato pensato così o è lo studio che ti ha spinto verso questi suoni?

Era una linea appena marcata prima di entrare in studio, che piano piano ha preso il sopravvento in modo consapevole. Pietro Paletti in questo ha avuto un ruolo molto importante, che mi ha molto stimolato, mi ha fatto uscire dalla comfort zone.

verano

In Vivere di noia basterà canti insieme a Paletti che è anche il produttore artistico dell’EP. Che ruolo ha avuto per la riuscita di questo disco?

Fondamentale, cruciale. Senza Pietro non avrei mai preso coraggio e consapevolezza. E’ stato un grande amico e un abilissimo professionista, ha individuato alcuni segnali e li ha portati in vita con grande maestria a mio avviso.

 

La fine è la protagonista di questo disco. Ma non è una fine tragica, sembra più una fine rassegnata, quasi serena. Era quello che volevi trasmettere?

No. Ho scritto questo disco molto velocemente. E’ una considerazione ex post quella sul concetto di FINE. Quando mi sono messa a pensare quale fosse il fattore comune a tutti i brani è emersa fortemente questa componente. Ma non è un fine nè triste nè disperata, siamo fatti di fine e inizio, costanti.

 

L’album è stato scritto, prodotto, mixato in tempi record. Sei soddisfatta del risultato finale o c’è qualcosa che avresti fatto differentemente?

Sono soddisfatta. Penso che con il tempo, quando anche io avrò avuto modo di far decantare alcune cose, ci saranno brani che sentirò di più e brani che sentirò di meno ma per ora sono soddisfatta al 100%. E’ ovvio, ci sono costantemente cose che cambierei, ma sono figlie di un processo velocissimo e spontaneo, e quindi le accetto tutte quante. E’ come un lunghissimo piano sequenza: la sua bellezza è data anche dalla sua imperfezione, dall’essere un flusso veloce e continuo.

E’ un disco che potrebbe funzionare benissimo nei circuiti delle grandi radio, vista la recente apertura alla musica cosiddetta di nicchia. E’ una cosa che ti farebbe piacere?

Certo che mi farebbe piacere. Sono felice quando sento Cosmo o Calcutta al bar, è una cosa bella, meravigliosa. E’ una novità nel panorama, sono contenta che si stiano aprendo i mezzi come la radio.

 

Non vediamo l’ora di sentirti al Mi Ami e al A night like this festival. Sei pronta per i live? Chi ti accompagnerà sul palco?

Anche io non vedo l’ora. E’ tutto nuovo. Ogni tanto mi chiedo come sarà, cosa sentirò, è davvero strano. Non si è mai pronti per un live, ma ci stiamo impegnando molto, con il supporto di persone molto professionali che ci stanno seguendo in maniera eccelsa. Sul palco ci saranno con me Gaetano, Ilaria e Riccardo. Sarà un gran Verano!