Tweeedo è un progetto che nasce dall’unione di tre menti creative:  Edoardo Vogrig, Andrea Pisano e Nicholas Remondino.  Il 15 febbraio è uscito il loro ep, We all think we’re good people, un piccolo gioiellino targato Calista Records e Out Stack Records. Musica elettronica a fiumi in cui l’eclettismo musicale la commistione tra analogico e digitale emergono chiaramente. Un disco che non passa inosservato e che ha ricevuto già moltissimi feedback positivi. Ecco l’intervista a cura di Federica Vismara:

 

Il progetto Tweeedo nasce dall’unione di 3 forze provenienti da gruppi differenti. Cosa ha fatto scattare la miccia?

Tweeedo nasce come progetto personale e per una serie di circostanze si è trasformato in trio, l’unione di teste ed approcci diversi ha reso il sound più organico e dinamico soprattutto nella dimensione live.
Proveniamo tutti e tre da sonorità molto diverse, io (Edoardo) ed Andrea suoniamo da tanti anni in una band noise, Nicholas suona principalmente jazz.
Vivendo in una realtà provinciale molto limitata culturalmente spesso accade che quando si investono energie per provare a creare qualcosa di bello le forze si attraggono.

Partendo dal titolo, We all think we’re good people, quale è il concept o il filo conduttore che lega il disco?

Non c’è un vero e proprio concept, solo le suggestioni che chi ascolta può trovare nei brani. Le tracce sono nate dall’improvvisazione di tre teste diverse, quindi anche per noi a volte è come essere spettatori di cosa succede mentre si sta suonando insieme.
Per quanto riguarda il titolo ho trovato tempo fa questa frase e mi è rimasta impressa, credo sia molto difficile avere un’idea di se verosimile alla realtà; mi sono immaginato i peggiori personaggi della storia che probabilmente in cuor loro erano convinti di fare la cosa giusta per se stessi o per chi avevano vicino.

 

 

Il disco si inserisce in un genere ben definito ma è allo stesso tempo carico di eclettismo. In che modo avete sperimentato e vi siete lasciati ispirare?

Non siamo assolutamente dei puristi del genere, anzi. Personalmente vedo la musica elettronica come un alfabeto: si può trovare la propria lingua preferita ed imparare a parlarla benissimo oppure prendere parole dalle diverse lingue e trovare il proprio linguaggio, ci inserirei in questa categoria. Ogni tanto invece c’è qualche genio che definisce una lingua completamente nuova.

Avete dei riferimenti musicali e stilistici che sono stati determinanti?

Abbiamo gli ascolti più disparati, ma nello specifico le influenze arrivano soprattutto dalla scena IDM e post rock anni 90, dalle sonorità elettroniche anni 2000 (Text Records, Eglo, Brainfeeder , Hyperdub) o dal krautrock piuttosto che dalle ritmiche afro pensando al passato.

Parliamo della dimensione live: come riproponete il disco? Avete pensato a degli arrangiamenti differenti?

Le tracce sono nate da diverse sessioni di improvvisazione, successivamente sono state digerite e rifinite pensando principalmente alla dimensione live. Il problema è stato al contrario cercare di rendere la sonorità live sul disco. Il live ogni volta è diverso, le ritmiche e le strutture cambiano, i loop o gli arpeggiatori godono della casualità del momento.

Avete previsto o state progettando di curare anche una parte visual durante i live?

Mi piace l’idea di uno spettacolo che comprenda un’esperienza non solo uditiva, ma che interagisca con cosa sta succedendo sul palco. Ho comprato un synth video ed ho iniziato a trafficare con un vecchio videoregistratore e vhs smagnetizzate. Per ora ne è uscito il video di Autopilot, se riesco a cavarne fuori qualcosa per il live sarà divertente.

Ci stiamo avvicinando all’arrivo dei festival estivi. Dove vi piacerebbe esibirvi (in Italia e non) e con chi?

Purtroppo dati i vari impegni di ognuno le energie da dedicare ai live sono limitate. Stiamo però pianificando un piccolo tour in sud Italia per Agosto, speriamo di avere news a breve.