I REA vengono da Terni e sono in tre: Luca Bagnara (voce e basso), Federico D’isanto (chitarra) e Simone Camiciola (batteria). Mescolano lo slow-core allo screamo caricando i pezzi di rumore e dissonanze. Il loro disco d’esordio è uscito il 20 novembre, si intitola Exigisi e ci è piaciuto molto. Per non svelarvi altro e lasciarvi all’intervista lo potremmo sintetizzare con due parole: d’imponente quietezza.

 

Intervista a cura di Federica Vismara

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Qual è il terreno e l’esigenza comune che vi ha spinto a formare un gruppo?

La necessità di concretizzare delle idee che singolarmente non riuscirebbero ad uscir fuori nel modo corretto.
La necessità d’alleggerire il peso della classica vita della classica città del classico quartiere in cui tutti, o quasi, permangono.
La necessità di veder conseguito un obiettivo; la stampa di un disco, affiancare una band importante, i primi consensi, – potremmo continuare all’infinito,
ma preferiamo arrestarci, finiremmo sicuramente col risultare ridondanti -.
Queste sono solo alcune delle sensazioni che si provano quando si sceglie coscientemente d’abbracciare una qualsiasi forma d’arte.
In situazioni come questa, consigliamo sempre d’ascoltare ciò che facciamo e dare meno peso a ciò che diciamo.

 

Exigisi è il vostro disco d’esordio. Come è nato?

EXIGISI è stato un battesimo per noi e nel contempo per Mattia Laureti dei 124C41+ che s’è cimentato per la prima volta nella produzione di un disco, il nostro.
Siamo nati e cresciuti all’interno della sala prove dei 124C41+ e di XIX, che hanno saputo guidarci dimostrandosi costantemente disponibili.
Sicuramente l’ambiente ci ha permesso di convogliare efficacemente le idee. – Si lavora meglio quando ci si sente parte di una famiglia -.
Il processo primario di scrittura è stato istintivo e solerte. Ironicamente potremmo dire che “s’è fatto da solo”.
Una volta congegnate le fondamenta, abbiamo cominciato a curare minuziosamente la tessitura delle atmosfere, raggiungendo un risultato che tuttora riesce a strapparci un corale sorriso.
Sono state le atmosfere che ci hanno dato l’EXIGISI (spiegazione).
Da lì a poco, anche le liriche ed i concetti “si son manifestati da soli”.

 

Ci sono stati artisti o dischi che vi hanno influenzato durante la composizione del disco?

Citando alla lettera John A.Shedd: Quando c’è un suono originale nel mondo, esso fa centinaia di echi,
anche noi riteniamo d’essere l’eco di qualcuno o qualcosa.
Le band che più ci hanno influenzato durante la composizione sono senza dubbio i Marnero e gli Ornaments.
Detto ciò, ci sembra giusto sottolineare che pur avendo “preso in prestito” alcune loro strutture,
abbiamo saputo e voluto plasmarle per renderle più affini a noi.
EXIGISI ha la sua identità, ma non rigetta le sue origini.
Lo stesso vale per i REA.

 

Dal punto di vista del testo non mancano riferimenti alla letteratura romantica e alla mitologia. C’è un filo conduttore o un tema portante che emerge?

Sfruttando lo spessore dei testi mitologici attribuiti ad Omero, abbiamo avuto la possibilità di rendere le liriche molto più d’impatto, tetragone.
Questo escamotage ci ha permesso di giocarci al meglio la carta relativa alle metafore.
EXIGISI prende in prestito la figura di Ulisse sviscerandone e attualizzandone i suoi tormenti.
Tutti i concetti presenti nel disco convergono in un unico tema portante:
il superamento dei propri limiti.

 

Soprattutto nelle tracce strumentali (Engrafi e Exapàtisi) il disco assume toni più solenni, oscuri, sacrali, liturgici. È una scelta stilistica oppure nasce da un rapporto con la religione?

È una scelta mossa dal nostro desiderio d’indurre l’ascoltatore in un ambiente prossimo allo spirituale, o per meglio dire, ad una sorta di flusso che trascende la materia.
Immaginiamo i due brani calati nelle vesti di un proemio, di un’appendice.
La preparazione a ciò che sta per avvenire.
L’anticipazione dei due brani portanti, ODOS-OU (viaggio) e OUD-EIS (nessuno).
-La religione preferiamo lasciarla ai ministri del culto, i nostri interessi son ben più terreni-.

 

Nella seconda traccia c’è in particolare una frase che mi ha colpito e che forse riassume tutto il disco: “vivere di ragione, non per la ragione”. Quali significati porta con se?

La frase da te citata è un’aspra critica verso coloro che anziché divulgare il proprio credo, lo impongono. La differenza può sembrar sottile, ma non lo è affatto.
Dovremmo tutti alimentare coscienza e conoscenza senza però impartirla al prossimo come se fosse l’unica verità.

 

Il disco è uscito il 20 novembre. Quali sono i progetti per il futuro prossimo? C’è in programma un tour?

Al momento siamo impegnati nella composizione di un nuovo brano da cui vorremmo ricavare anche un video,
col fine di donare alla “fase EXIGISI”, una degna conclusione.

 

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La produzione è stata affidata a Matah Yah dei 124C41+mentre la registrazione è stata a cura di Giorgio Speranza (Skylab Rec),Saverio Paiella presso i Busthard Studios.

Il disco è disponibile nelle principali piattaforme di streaming online.

Per acquistarlo: rea.band@outlook.it