Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i Semi D’Ortica in occasione dell’uscita del loro primo disco: Alluvioni.

Un disco tempestoso ma carico di speranza. Un disco in cui emerge la maturità artistica dei quattro ragazzi, Chiara, Carmine, Luca, Thomas e la grinta per arrivare in alto. Vi consigliamo di tenerli d’occhio. Intanto, beccatevi l’intervista!

 

a cura di Federica Vismara

 

Alluvioni è il vostro primo disco, prodotto dal basso e finanziato anche grazie a un concerto di racconta fondi. Trovate che questa formula sia stata vincente? 

Certamente! Molte persone che ci seguono fin dagli albori del nostro progetto hanno sempre condiviso con noi il desiderio di avere finalmente un oggetto artistico che raccogliesse ciò che presentiamo dal vivo. Ci hanno supportati con entusiasmo e generosità, felici di far parte in qualche modo del progetto. Inutile negare che è proprio anche grazie alla loro partecipazione (ai concerti e sui social) quella fiammella che ci porta a credere nella nostra musica resta accesa. Insomma, non ricorderemo il concerto del 14 gennaio 2018 alla Fabbrica del Vapore come una semplice serata di raccolta fondi.

 

Quale è stata la genesi di Alluvioni?

Abbiamo cominciato a pensare ad Alluvioni dopo un primo EP (L’Altrove) che raccoglieva cinque brani in cui non avevamo che appena emesso radici, nella ricerca di far confluire in essi le nostre influenze e inclinazioni artistiche. Agli inizi Chiara, voce e autrice del gruppo, aveva un bel “canzoniere” di brani inediti che ci impegnavamo ad arrangiare. Alluvioni è costruito in modo diverso: dopo sei anni di ricerca in sala prove, ha pilastri ben più forti, le scelte stilistiche sono più sicure e coerenti. Due brani del disco sono stati addirittura scritti da Carmine e uno prodotto a quattro mani con Chiara. Alluvioni può lasciare un’impronta più riconoscibile nel terreno musicale da cui vuole emergere.

 

Quali ascolti hanno vi accompagnato e magari influenzato durante la scrittura dei pezzi? 

Siamo un gruppo che dà molta importanza ai testi, ascoltiamo molta musica d’autore in italiano, da quella meno recente – in particolare Jannacci, Dalla, e CCCP – a quella più vicina alla nostra epoca, come gli Afterhours, i Marlene Kuntz, Il Teatro degli Orrori e Cristina Donà. Amiamo, inoltre, tutta quella scena emo-hardcore degli anni ’90 che ci ispira nella scelta dei nostri suoni; infatti l’influenza di progetti come Fugazi, Pixies o Sonic Youth è riconoscibile se nello stereo sta girando Alluvioni.

 

Alluvioni è un fenomeno fisico ma anche metaforico. Cosa vuole comunicare?

L’acqua c’è sembrato un buon elemento a cui rifarci. Rappresenta la sostanza liquida di cui è fatta la realtà che viviamo, e ci pare di suonare con le sue maree, le sue onde e le sue manifestazioni: dalle più inaspettate e devastanti alle più prevedibili. Con anche il desiderio di poterci ironizzare, Alluvioni fa riemergere questi vissuti sommersi e gli fa prendere aria. Dunque nei testi appaiono navi suicide su cui mettersi in salvo, poiché a volte – come c’era da aspettarsi – è “tutto da rifare”. Alluvioni difficilmente infatti si esprime per mezze misure. Cambiamento, esplosione, sommersione, esondazione, ritrovamento ma soprattutto fango e dunque urgenza di riemergere, rifiorire o trovare una leva per ricominciare daccapo.

 

Ascoltando il disco si avverte un contrasto tra il ritmo grintoso e dai toni allegri e un testo più ruvido e a tratti sarcastico. Come mai questa scelta?

È proprio nel gioco di contrasti e contraddizioni tra suono, ritmo, interpretazione e semantica che meglio si traduce la nostra visione del contemporaneo e il nostro tentativo di affrontarlo come piccoli e innocui semi d’ortica!

 

Il disco è uscito a metà marzo ma siete già in tour e avete in programma molte date a Milano e zone limitrofe. Cosa vi aspettate da questo primo feedback?

Questa prima risposta da parte di chi organizza concerti è stata molto positiva, ma ci aspettiamo la stessa fatica di prima, essendo comunque al primo disco. Il nostro obiettivo resta quello di arrivare a un numero sempre maggiore di persone. Comunque grazie a tanta gavetta fatta in questi anni abbiamo affinato la nostra capacità di stare sul palco, e molte date che stiamo organizzando sono venute fuori grazie a esibizioni precedenti. On stage abbiamo sicuramente un’immagine che crea molto più impatto rispetto al passato.

Si avvicina la stagione dei festival. Dove vi piacerebbe esibirvi?

I festival sono sempre una grande occasione per venire a contatto con persone nuove e artisti con cui poter condividere le proprie esperienze. Per questo siamo molto orgogliosi di essere stati selezionati per suonare alla XXII edizione del Meeting del Mare che si terrà a Marina di Camerota il 1/2/3 giugno 2018, un festival a cui tenevamo particolarmente, sia per la cornice in cui si svolge che per l’importanza della manifestazione stessa.

 

Hanno collaborato con voi altri musicisti durante la produzione del disco? Con quali musicisti/gruppi vi piacerebbe collaborare in futuro?

La prima canzone del disco, Io non te, aveva completamente un’altra faccia prima che ci mettesse le mani Davide Lasala, chitarrista dei Giorgieness, produttore e arrangiatore, oltre che della sua band, di bei progetti come Edda, gli Endrigo, i Gecofish e Qualunque. È sempre bello collaborare con un produttore esperto. In futuro, anche se non sappiamo ancora con chi, cercheremo di avvicinarci a una figura professionale di questo tipo.

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Credits

Registrato e mixato da Simone Sproccati presso Crono Sound Factory di Vimodrone (MI). Masterizzato da Andrea “Bernie” De Bernardi presso Eleven Mastering di Busto Arsizio (VA).
Il disegno in copertina di Cecilia Grandi (Tuttotonno) racconta il corpo nella società liquida, incapace di governare la vita che esonda e che lo inonda dei suoi oggetti.
I Semi d’Ortica sono:
Chiara – voce
Carmine – chitarra, voce in “Io non te”
Luca – basso
Thomas – batteria