Questa sera il duo napoletano Blindur si esibirà live ad Artico, un bellissimo festival di musica, illustrazione, cinema e molto altro dal 30 giugno al 02 luglio a Bra (CN) Il programma di questa sera, sul fronte musicale, prevede oltre alla loro esibizione anche quella dei novellini ByenowBob Corn, Matteo Berton ed in chiusura il cantautore Dente.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i Blindur. Ecco l’intervista:

 

Nel gennaio del 2017 è uscito il vostro disco omonimo per La Tempesta Dischi. A qualche mese di distanza possiamo fare delle considerazioni: Siete soddisfatti? Come è stato accolto dal pubblico?

Di per se già solo avere la possibilità di pubblicare un disco di questi tempi in italia con un’etichetta degna di questo nome, è un mezzo miracolo! noi siamo moltissimo felici di come sta andando il disco, è stato accolto ottimamente da critica e pubblico, la candidatura al premio Tenco ne è la dimostrazione. Ad essere sinceri siamo partiti senza aspettative e ora non possiamo che festeggiare!

Siete in due ma le vostre esibizioni sono ricche di suoni e strumenti diversi. Come mai questa scelta stilistica?

Per questi primi tre anni di attività per esigenza e per scelta abbiamo deciso di suonare in duo, ovviamente siamo partiti con un set veramente minimale e solo nel corso di questi anni abbiamo aggiunto strumenti e soluzioni al sound di Blindur. E’ sicuramente una bella sfida dover superare il limite di essere in due e voler suonare come una band al completo, ma crediamo di aver raggiunto un discreto punto di equilibrio. Il motto è”è proprio divertente complicarsi la vita!!!”. Ovviamente non ci precludiamo la possibilità di allargare la famiglia: chi vivrà, vedrà!

Cosa influenza maggiormente la vostra musica? Avete artisti o gruppi di riferimento?

Ci sono tantissimi artisti che ci piacciono, Sigur Ros in cima alla lista, Bon Iver, Local Natives, ma anche tipo Ramones, o punk in generale, fino alla musica tradizionale irlandese, il folk americano, sia quello più vecchio, sia quello di ultimissima mano. in generale ci piace la musica di pancia, quella che suda e fa sudare, quella che cerca nei suoni e ha qualcosa da dire, senza tralasciare melodia e forma canzone. insomma siamo di larghe vedute, ma piuttosto rompipalle.

Appartenete alla sfera del cantautorato italiano. Quali sono le ragioni che vi spingono a comunicare con la musica?

Non ci piace proprio pensare che ci siano ragioni, sono più necessità, esigenze, è una questione di slancio viscerale, malessere o benessere, nostalgia o sogni sul futuro. In definitiva è forse un accidente capitato durante l’adolescenza che alla lunga ci ha mezzi salvati.


Fare musica live nel 2017: Quali sono secondo voi attualmente le principali problematiche e i limiti che un artista si trova ad affrontare?
Noi abbiamo sempre suonato tantissimo in questi 3 anni, ovviamente è servito e serve ancora tantissima elasticità, un gigantesco spirito di adattamento, una forte motivazione e la prontezza nell’affrontare situazioni difficili e impreviste; questo perché non sempre le richieste, anche quelle minime, vengono rispettate, per impossibilità delle venue o per problemi legati ai promoter locali. In generale il nostro non è un paese che aiuta l’arte, sia nel ruolo di chi crea che in quello di chi propone e, armati di buona volontà, bisogna prendere tutto quello che c’è, che non è il meglio in assoluto, ma nemmeno il peggio. Noi consigliamo sempre di provare comunque a suonare molto fuori dall’Italia, è un ottimo stimolante, un metro di valutazione importante e sicuramente aiuta nel percepire più chiaramente come stanno le cose in giro.

Quale aspetto del fare musica attualmente secondo voi è particolarmente incisivo per la carriera musicale di un artista?
Più o meno la risposta è contenuta nel punto precedente, serve determinazione, tanta, tanta, tanta! dalle nostre parti si dice “l’acqua è poca e la papera non galleggia”! questo dovrebbe riassumere bene la situazione generale della musica “emergente” italiana, è pur vero che qualcosa si muove e pare si stiano aprendo canali per raggiungere il grande pubblico, anche se il requisito minimo in quel caso è sempre la voglia di suonare “main stream”. Forse fare sinceramente il cazzo che ti pare, artisticamente parlando, è favorito da quest’epoca un po’ caotica, non ci sono più regole e nessuno sa bene qual’è la ricetta per trasformare una passione in professione; tanto vale divertirsi, essere profondamente se stessi senza preoccuparsi di essere altro, e suonare tantissimo, il più possibile, il resto è una specie di lotteria!

Intervista a cura di Federica Vismara