I Batièn sono un gruppo screamo / post-hardcore bolognese. Dopo il loro primo ep di debutto sono tornati in studio pubblicando a settembre il loro secondo disco. Il fascino delle Idee prende forma dalla convinzione che non esista energia più forte di quella che si crea fra le persone. Un elogio agli artisti, ai colori e a tutto ciò che prima non esiste e poi diventa realtà. È un disco intenso, cupo e carico di emotività ed urgenza. Porta alla luce un messaggio forte e positivo. 

Li abbiamo intervistati per scoprirne meglio le idee di fondo di questo concept album e i livelli nascosti.

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Il fascino delle idee è il vostro ultimo album. Il disco si dipinge di nero, il ritmo è soffocante e liberatorio allo stesso tempo. Cosa è cambiato rispetto al vostro precedente lavoro?

Beh, intanto suoniamo con un bassista fisso! Per creare Il Fascino delle Idee abbiamo deciso di lavorare di più su ogni singolo pezzo, fra pizze e birre, prima di portarlo in saletta. La nostra idea era di trovare un suono più intenso, colorato e come dici tu a tratti ‘soffocante’ per valorizzare le stesse caratteristiche del disco precedente: emotività ed urgenza. E poi volevamo che Batièn fosse un suono ancora più distinguibile.

 

C’è un messaggio comune a tutte le tracce che avete cercato di trasmettere?

Più che per un messaggio comune, sebbene sia un concept album, le tracce sono nate dalla stessa energia prodotta dalle idee e fra le persone. Se ci pensi non eravamo Batièn prima di incontrarci e prima di iniziare ad esserlo, invece ora conosciamo tante gente con cui condividere la nostra arte: siamo partiti da questo. Poi sì, ogni canzone cerca di trattare questo argomento sotto diversi punti di vista, che sia la storia di un’artista come Nadia o sentimenti più condivisi come per Buone Nuove.

 

Quale rapporto c’è tra i testi e lo strumentale dei pezzi? Sono stati scritti parallelamente o le due parti sono state adattate in un secondo tempo?

(Frank) Parte dei testi sono stati scritti durante la mia permanenza a Berlino lo scorso inverno, altri invece erano già nei miei quaderni o nella mia testa (ringrazio droga e alcool se no si offendono). Man mano che i ragazzi mi passavano le tracce ho iniziato ad adattarli ad esse, anche perché le metriche e l’intensità con cui vengono cantati i testi seguono quasi sempre la struttura dei pezzi per ottenere un’unica corrente.

 

La prima traccia si intitola Sono un circuito chiuso peraltro pieno di resistenze e rappresenta una sorta di loop esistenziale. Esiste una via di uscita?

Nel momento in cui si formano delle resistenze, delle nubi scure o delle tensioni dentro di noi, a volte basterebbe lasciarsi andare. Basterebbe uno sfogo, un pianto: basterebbe lasciare piovere, come puoi leggere alla fine del testo.

Nadia Pece è il singolo con il quale è stato presentato il disco.
Nadia vi rappresenta o siete soltanto portavoce della sua storia?

In primis, Nadia esiste e le auguriamo il meglio! Abbiamo voluto raccontare la sua storia tramite il suo dipinto perché lei ci ha insegnato qualcosa, ed almeno in parte stiamo vivendo la sua storia con la nostra musica. Nadia ha ‘sporcato’ uno spartito di musica classica creando qualcosa di nuovo, se vuoi anche oltraggioso, distruggendo qualcosa di consolidato: ci ritroviamo molto in questo!

Manitoba e Buone Nuove esprimono la stessa esigenza di abbandonare la solitudine in nome di un’esistenza collettiva, di una forza comune, di un desiderio di sentirsi vivi attraverso la curiosità comune. Quale è l’esperienza che vi fa sentire in questo senso più vivi?

Siamo contenti che tu abbia percepito questo senso di comunità, a noi sta molto a cuore. In effetti la cosa che ci fa sentire più vivi a riguardo è vedere le persone cantare i nostri testi, ballare e stringersi forte in questo grande abbraccio. Chi organizza, ci chiama a suonare, ci fa dormire e si sbatte (non solo per noi ma per tutta la scena) è Manitoba, sono le persone Buone Nuove che vogliamo incontrare!

La vostra produzione viaggia in contrasto rispetto buona parte della musica underground pop/cantautorale. Pensate che nuotare controcorrente attualmente sia sfavorevole o una necessità che supera il contesto?

Ogni mattina, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. La stessa mattina, un leone si sveglia, sa che deve correre più della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: è meglio che cominci a correre. O che fai musica con le palle. Oppure sei un salmone e nuoti controcorrente. Ma comunque regaz, musica con le palle.

 

Il 19 novembre il gruppo suona allo Spazio Ligera a Milano assieme a Yougest e Radura. Partecipa all’evento.