Balanite è una rassegna curata da Smav Factory con lo scopo di aiutare la diffusione della musica indipendente italiana.
Balanite è la necessità di infiammare quel desiderio che riusciamo a soddisfare soltanto grazie a quei 20, 30, 40 minuti di palco.
Balanite trova un tetto allo SMAV ed un’anima nelle diverse realtà che conosceremo durante questi mesi di rassegna.

Nell’attesa della quarta serata abbiamo intervistato gli artisti che si sono esibiti la scorsa volta: La Festa, Port-Ligat, One Glass Eye e Allumath.

Balanite è una rassegna musicale: vi piace condividere il palco con più band durante la stessa serata o preferite la formula solista?

La Festa: Ci piace parecchio condividere il palco: se non conosci le altre band della serata, hai la possibilità di sentire musica nuova; se poi le altre band le conosci, si trasforma tutto in una grande festa musicale. È bello sostenersi a vicenda. E poi possono nascere collaborazioni esaltanti: al Balanite Festival, appunto, abbiamo suonato “Jennifer” insieme al nostro fratellone Gab dei The Exploders Duo e “Il Sabato Sera” insieme a Daniele degli Allummath, una persona che è stata fondamentale per la realizzazione del nostro EP. È stata una serata fantastica, quando nella stessa serata suoni insieme agli amici ne hai sempre un bel ricordo.


One Glass Eye: Mi piace tantissimo condividere il palco. E’  l’esperienza migliore in assoluto perché permette di mettersi a confronto con altri musicisti soprattutto umanamente, che penso sia una delle cose più arricchenti del suonare in giro.

Port-Ligat: Dipende dalla circostanza, in genere ci piace condividere con altre band il palco. Da eventi come Balanite sono nate belle amicizie e nuovi ascolti.

Allummath: In tanti è sempre più bello, si partecipa tutti a una grande festa ed è un’ottima occasione per conoscere altri artisti, gasarsi a vicenda. E poi è divertente scombussolare le orecchie del pubblico con tanta musica e realtà diverse.

 

Cosa vi fa battere il cuore quando calcate il palco?

La Festa: A volte può essere il semplice attacco di un pezzo, un accordo in particolare o un punto preciso del testo, qualcosa che nella tua testa funziona insomma, e assistere alla reazione del pubblico. Se è con te, se percepisci anche solo un urlo o un applauso, ti senti davvero alla grande. Quando sei sul palco non dovresti pensare troppo, ma solo lasciarti trasportare e metterci tutto quello che hai. E magari fare qualche idiozia, come prendere la chitarra a calci o buttarla a terra.

Port-Ligat: La prima nota, quella che se suoni bene vai liscio per i primi trenta secondi. E l’alcool.

One Glass Eye: Sicuramente mi fa battere il cuore il momento in cui salgo sul palco, un attimo prima di suonare la prima nota. E ”sentire” la presenza del pubblico, che non si misura solo ad applausi ma principalmente sullo scambio di emozioni.

Allummath: Il fatto che “buttiamo” violentemente tutto sul palco: pensieri ed esperienze passate, ricordi di persone e di cose, euforia, stati depressivi, ansie e tensioni, ogni cosa. Anche le nostre madri se potessimo

 

Con cosa si trova a combattere quotidianamente un’artista emergente?

La Festa: Al di là di questioni più pratiche ma fondamentali anch’esse (come la ricerca di posti per poter suonare live), l’interesse principale di un artista emergente dovrebbe essere quello di fornire una buona ragione per essere ascoltato. Il campo musicale è vasto e vario, e c’è un sacco di gente molto più che brava. Se vuoi entrare anche tu in quel mondo, devi impegnarti a delineare nella maniera migliore possibile le ragioni per cui tu sei diverso dagli altri e quindi vali la pena di essere ascoltato.

Port-Ligat: Sarebbe da domandare a un gruppo emergente. Che significa emergente? Noi, in base alla nostra esperienza, preferiamo considerarci ancora completamente immersi (emergenti da dove e immersi in cosa, poi?). Forse è proprio questo il più grande nemico dell’artista, il doversi necessariamente identificare in una categoria, in un modo di fare stereotipato e ormai non più originale. Poi, ovviamente, ci sono i locali che non pagano se non porti millemila amici, i booking dalla repubblica delle banane che ti chiedono soldi in cambio di gloria eterna (ci hanno promesso di suonare in apertura ai Darkess una volta. Non si sono sciolti i Darkness?) e tanti altri illustri sconosciuti.

One Glass Eye: L’artista emergente è come Don Chisciotte contro i mulini a vento, combatte contro tutto e niente. Sarebbe bello rilassarsi e pensare solo alla musica, a suonare, purtroppo non è sempre così. Ecco forse l’emergente deve combattere soprattutto con l’ansia.

Allummath: Con una marea di cose, un’infinità, che il più delle volte non hanno neanche a che vedere con la musica. Tipo un’etichetta che non crede in te ma vuole la tua anima, tipo i proprietari dei locali a cui interessa solo la gente che gli porti, tipo un fonico incapace e presuntuoso, tipo chiunque abbia a che fare con te che sia incapace e presuntuoso, tipo le MODE, tipo i soldi per la benzina, tipo le banche, tipo lo SPREAD. Non scrivete musica, apritevi un Döner kebab.

Qual è la cosa che più vi piace del contatto con il pubblico?

La Festa: Innanzitutto, sarà che siamo stati fortunati in questo senso, ma la maggior parte delle persone che abbiamo conosciuto grazie alla nostra musica si è rivelata simpatica e interessante. Ci siamo fatti un sacco di amici, e non è da poco. Ci piace ascoltare perché apprezzano una canzone piuttosto che un’altra, le loro valutazioni sui concerti… molto semplicemente, ci piace parlare con loro. Dà senso a ciò che fai.

Port-Ligat: Forse notare le espressioni che il pubblico fa mentre suoniamo. Poi le critiche, non è una liberazione sentirsi spiegare i motivi per cui non si è piaciuti o ricevere dritte su come poter migliorare? E il pogo, è bellissimo quando pogano.

One Glass Eye: La cosa che mi piace di più è alzare lo sguardo e osservare le espressioni dei presenti. Faccio fatica a interagire come vorrei con il pubblico, salgo sul palco e subito divento un bambinone timido, però quando incontro gli sguardi si crea un contatto, quello scambio di sensazioni di cui parlavo prima. Vale tutto il concerto.

Allummath: Non ci piace il contatto con il pubblico. Non particolarmente, almeno per ora. Magari tra qualche anno, quando saremo vecchi, inizieremo ad amarvi proprio tutti.

Quali sono secondo voi attualmente i mezzi più efficaci per raggiungere i fan ma soprattutto far conoscere la propria musica?

La Festa: Un sapiente uso di Facebook e di tutti gli altri social è inevitabilmente la maniera più comoda. Ma, per quanto questo sia importante, rimaniamo dell’idea che contino più di tutto avere una buona produzione, e da questo punto di vista noi siamo fortunati, e fare della musica che abbia davvero qualcosa da dire. Se lo riesce a dire live, poi, ancora meglio.

Port-Ligat: Le colonne sonore dei porno, un porno col muto non ha senso, la gente deve per forza sentire qualcosa. Ovviamente il veicolo maggiore è, attualmente, il web, la musica si ascolta in rete, ormai. Creare un prodotto fisico, in grandi quantità, non ha più il valore di una volta, anche se forse una delle soddisfazioni più grandi è vedere il proprio lavoro prendere una forma, dei colori e una tangibilità che l’internet non è capace di dare.

One Glass Eye: Il mezzo più potente in assoluto sono i concerti, subito seguiti dal magico mondo dell’internet. Facebook è importante, siamo diventati ormai tutti social media manager, io in primis, ma suonare tanto dal vivo e fare anche solo due chiacchiere con chi ha avuto la pazienza di ascoltarti pur non conoscendoti penso sia il mezzo più grande.

Allummath: Internet è sicuramente la più grande invenzione dell’ultimo secolo, seconda solo al porno. E’ molto importante suonare, dappertutto: locali, festival, radio.. Proporre la propria musica a persone e circostanze diverse, connettersi materialmente e sinceramente a chiunque. Ma cosa fondamentale è essere diversi, in tutto. Fare in modo che il progetto si noti tra gli altri anche a miglia di distanza. Il resto è fumo, lo sappiamo bene tutti.