Balanite è una rassegna curata da Smav Factory con lo scopo di aiutare la diffusione della musica indipendente italiana.
Balanite è la necessità di infiammare quel desiderio che riusciamo a soddisfare soltanto grazie a quei 20, 30, 40 minuti di palco.
Balanite trova un tetto allo SMAV ed un’anima nelle diverse realtà che conosceremo durante questi mesi di rassegna.

Abbiamo intervistato Marabou, Lamansarda e Sweatovvero i tre protagonisti del secondo appuntamento della rassegna, per discutere con loro dell’iniziativa, delle problematiche che emergono dal fare musica live oggi e di altro ancora. Scopritene di più:

 

Perchè è importante secondo voi promuovere e sostenere realtà musicali come Balanite?

Marabou: Balanite da la possibilità di affrontare dei live concreti, che diano dei riscontri a fine serata, un solido palco sotto i piedi ed un team che sappia lavorare a 360°.

Lamansarda: Ogni rassegna che permette alle band emergenti di esprimersi su un palco va incoraggiata. Lo Smav, grazie a questa iniziativa, da’ un’occasione sia ai giovani artisti di suonare su un palco prestigioso, che al pubblico campano di ascoltare qualcosa di nuovo.

Sweat:  Supportare eventi e realtà musicali locali dovrebbe essere prassi ovunque, tutte le band partono piccole e questo è sicuramente il modo migliore per farle crescere.

Quali sono secondo voi attualmente le principali problematiche e i limiti che un artista si trova ad affrontare nella sfera della musica live?

Marabou: Di limiti ce ne sono tanti, ma prima si affrontano problemi come la mancanza di un booking che sappia lavorare, molti di noi si ritrovano a vagabondare per l’Italia bazzicando tra nord e sud in maniera incostante, ciò comporta perdite di tempo e di denaro. Fare un live per paghe ridicole, che non ti permettono di realizzare un vero e proprio fondocassa da investire in promozioni del disco. La totale mancanza di interesse nei cronfonti di band/artisti da parte dei promotori interessati solo a fare soldi e che puntano alle coverband.

Lamansarda: La musica live, in alcuni contesti, è diventata perlopiù una cornice ai panini del mese e alle birre “speciali”, e forse è stato sempre così.  I gestori dei locali sono spesso impreparati ad affrontare l’allestimento di un palco e sottovalutano l’importanza della resa sonora. Talvolta il cachet non è commisurato allo sforzo economico delle unsigned band, che devono affrontare molte spese.

Sweat:  In ordine sparso: emozione, memoria, abuso di alcolici, telefono scarico, corda rotta, freddo, haters

 

Quanto conta e impatta nella produzione di un disco ciò che piace al pubblico e ciò che attualmente va più “di moda” in ambito musicale?

Marabou: A mio avviso conta molto. Non puoi produrre un disco basandoti solo ed esclusivamente sul tuo gusto personale, se vuoi vendere devi adattarti e lavorare studiando per bene ciò che va e ciò che non può andare, chiaramente entro certi limiti.

Lamansarda: Produrre musica significa anche convivere col mercato e i suoi cortocircuiti. E’ inevitabile sentire l’influenza dei propri tempi, non solo da un punto di vista strettamente musicale. Sta al musicista riuscire ad interpretare gli stimoli senza perdere di vista la propria visione, la propria voce.

Sweat: Dipende da come uno concepisce il rapporto con il pubblico. Se il pubblico è visto come cliente passivo inevitabilmente ci si piega a logiche di mercato che influenzano la qualità del prodotto. Se invece il pubblico è visto come tale, la moda passa in secondo piano. noi cerchiamo di essere intellettualmente onesti, proponiamo quello che ci piace e quello che ci piacerebbe che il pubblico conoscesse. se è valido diventa moda. se è molto valido diventa culto

 

Quale aspetto del fare musica attualmente secondo voi è particolarmente incisivo per la carriera musicale di un artista?

Marabou: Il sapersi vendere, una volta avrei potuto rispondere con una semplice parola, “carattere”, ai giorni d’oggi devi mantenere costanti rapporti col sociale, riuscire a nuotare ed emergere tra la folla da soli è impossibile, hai bisogno di un costante supporto esterno che arriva solo se sai muoverti. Quindi direi essere socialmente attivo.

Lamansarda: Abbiamo sempre creduto che stabilire un rapporto più intimo col pubblico possa aiutare la nostra musica ad esprimersi appieno. Il silenzio per noi è una specie di collante invisibile di cui ci serviamo per provare a comunicare ciò che sarebbe difficile esprimere in altro modo. Sappiamo che ciò che vale per noi non è una regola generale ma, in qualunque modo si esprima, la connessione col pubblico è indispensabile per la carriera di ogni artista.

Sweat: Conoscere molto bene il giro di do e avere grandi idoli.

 

Quali sono secondo voi attualmente i mezzi più efficaci per raggiungere i fan ma soprattutto far conoscere la propria musica?

Marabou: Il mondo della musica è basato all’80% sulla pubblicità nel web, anche se preferirei dire il palco. Oggi hai la possibilità di ascoltare un disco su varie piattaforme che raggiungono
direttamente casa tua, a molte persone basta quello

Lamansarda: Non siamo una band incline allo spam, e sappiamo che di questi tempi può essere controproducente. Proviamo a dare un peso alla comunicazione, usando parte dei social network a nostra disposizione, ma con moderazione, per esaltarne l’efficacia. Indubbiamente l’impatto visivo è sempre più rilevante e ci è d’aiuto avere ben due grafici nella band! Sebbene un video ben prodotto possa idealmente trasmettere in ogni posto del mondo l’immaginario di una band, siamo convinti che suonare dal vivo resti ancora oggi il modo migliore per farsi conoscere.

Sweat: Suonando in giro

 

Next event: Balanite Festival vol.3
Programma completo della rassegna: