Il Filagosto Festival è l’evento che da tredici anni rappresenta l’estate bergamasca. Quest’anno avrà luogo da 2 al 7 agosto a Filagosto e come ogni anno la bella musica è completamente gratuita. Per prepararci a questi sei giorni di concerti abbiamo intervistato gli artisti che calcheranno il palco del festival.

Giovanni Truppi è un cantautore ironico, amaro, emotivo, spogliato da tutte le ipocrisie del cantautorato italiano. Storie di vita, comune e banale, diventano grandi imprese, i dolori vengono dissacrati con sarcasmo e intelligenza. Giovanni Truppi a noi piace perchè è sporco come solo le cose genuine sanno essere.

Vieni definito come un artista scanzonato, veritiero e dissacrante, quasi difficile da prendere sul serio. In tutta sincerità, ti sei stancato di queste definizioni?

Un po’ sì, soprattutto di alcune. Mi sembra che le definizioni, anche le più belle, finiscano sempre per diventare abiti troppo stretti.

Le tue canzoni sono piene di personaggi. È difficile vivere con questo zoo umano nella testa?

Per niente, direi che non è nulla comparato allo zoo umano che trovo ogni giorno fuori di casa.

I tuoi testi sembrano piccole storie brevi. Mai pensato di scrivere un libro?

Ci ho pensato da ragazzo ma solo prima di incontrare le canzoni. Da allora sono convinto che fare canzoni sia la maniera in cui mi viene meglio esprimermi e per fortuna è anche quella che preferisco.

In Il mondo è come te lo metti in testa dici “io sono una lista di cose da fare, io c’ho trent’anni e non so ancora come diventare”. Dopo quasi tre anni, hai spuntato questa lista?

L’ho spuntata ma si sono aggiunte nuove cose. Per fortuna però la sensazione di essere perennemente in ritardo sul me stesso del futuro è diminuita.

Stai andando bene Giovanni. Ma dove stai andando Giovanni?

In questo momento, almeno coscientemente, mi pare di averne un’idea vaghissima. Nell’ultimo anno e mezzo sono stato talmente preso e portato dalla vita che non sono riuscito a pensarci molto.