I The Last Project nascono a Pavia nel 2009, dopo un primo EP e la pubblicazione nel 2011 di Futurephobia, tornano sulla scena con il singolo Universal View, che anticipa l’album Pyrotechnic in uscita a Settembre.

Un alternative rock con toni new wave che richiama alla mente il sound dei The Killers. Dall’ascolto del disco emerge un lavoro durato più anni, dentro e fuori la sala prove. I ragazzi hanno suonato, studiato e sono maturati. I testi nascono da immagini, istantanee di una città frenetica, in grado di rapire. I brani partono e poi esplodono, come un fuochi d’artificio. Pyrotechnic, appunto.

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Abbiamo fatto due chiacchiere con il gruppo:

Tornate sulla scena dopo quasi 5 anni dall’ultimo album. Cosa dobbiamo aspettarci dopo questi anni di stand-by?

Cinque anni di tormento! Innanzitutto diciamo che non si è trattato di vero e proprio stand-by: in questi anni abbiamo suonato parecchio, testato in giro decine di brani nuovi, scartato, rimodellato. Il risultato che abbiamo in mano oggi è se vogliamo un sunto di questo tipo di lavoro. Fortemente improntato al live, secondo noi, per strutture di brani e manciate di melodie pensate per restare in testa anche dei più distratti sul fondo del locale. Cerchiamo di non essere prevedibili, a cominciare dal cantato, senza però rischiare di allontanarci troppo da una struttura semplice. Rispetto al passato le chitarre si sono fatte più interessanti, poco schitarrate e molto più ricercate, mentre il basso ha trovato nuovi affiatamenti con la batteria, nel vecchio disco c’era un elemento pop decisamente più spiccato mentre “Pyrotechnic” riprende con forza il nostro aspetto più rock, meno pulito.

Pyrotechnic si lascia ascoltare fluentemente track by track . Avete studiato approfonditamente la tracklist o è stato puro istinto?

Per la tracklist abbiamo penato non poco: i brani sono anche molto diversi l’uno dall’altro e la paura è sempre quella di venire giudicati dai primi tre del disco. Solo “Promise” è nata come intro e sempre lì è rimasta, abbiamo poi cercato di orchestrare il resto di modo che la traccia successiva arrivasse con naturalezza. 

Il brano dell’album di cui siete più soddisfatti?

Va detto che uno dei brani più soddisfacenti è il singolo stesso, Universal View, su cui puntavamo fin dalla demo. Quindi per questa domanda sceglieremmo uno di quei brani che una volta registrato ha stupito addirittura noi stessi: We Are Clones. Ci è sempre piaciuto fin dalla sala prove, ma una volta inciso il risultato è stato sorprendente anche per noi. Il riff ha un gusto particolare, la sezione ritmica risponde benissimo alla voce. Il coro finale lo vogliamo insegnare a tutti. Siamo contentissimi.

In Universal View si parla del cinismo che alla fine vince anche su chi avrebbe voluto scrivere una canzone fatta di gemme di verità. Vi siete davvero arresi anche voi alla visione cinica del mondo?

In realtà non è una resa, ma un modo per contenere a fatica un’incazzatura. Quel cinismo di cui si parla nel brano è spesso una posa, una moda, una maniera di interpretare le cose senza mettersi in gioco, senza un minimo di empatia. In un mondo democratico ognuno ha il diritto di esprimere qualsiasi opinione gli passi per la testa, anche se solo per opportunismo, per visibilità o per cupidigia, spesso si sceglie di fare i superiori, i distaccati, quando non di mentire del tutto… L’arma che noi opponiamo a questo è la domanda: “Ma abbiamo davvero bisogno della tua voce? Ti rendi conto che non dai una mano a nessuno con questo tuo cinismo? Ti accorgi che ti rendi inutile?” – da lì “Do we need your voice?”

Pyrotechnic uscirà a settembre. Avete già pensato alla versione live dei brani?

Al momento ci capita di suonare qualche brano nuovo nei live, anche perché è in quei contesti che il disco è cresciuto e si è perfezionato. Per l’uscita dell’album metteremo a punto i suoni e ci divertiremo a giocare un po’ con i momenti più da live del disco.

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