Ieri sera c’è stata la prima meneghina di Diluvio Festival che, grazie a Sherpa Live e Costello’s, si è spostato dalla Franciacorta all’Arci Ohibò (evento). Un festival nato da poco ma con tanto da raccontare.

Abbiamo fatto due chiacchiere con  Carlo Edoardo Stagnotti ed Elena Pagnoni per capire cosa c’è dietro e dov’è diretto Diluvio Festival.

 

Come nasce Diluvio Festival?

Diluvio Festival nasce da passioni comuni, quella per la musica e per l’arte.
Tutto è partito molto tardi, a maggio. In pochi mesi abbiamo messo insieme tantissime idee. E’ stato talmente veloce che quasi non ci siamo resi conto di quel che abbiamo creato.

Il festival nasce nel bresciano con il desiderio di portare nel cuore della Franciacorta la musica indipendete. Come mai questa trasferta nel capoluogo lombardo?

Fin da subito abbiamo espresso il desiderio di portare la musica indipendente in Franciacorta, la “nostra zona”, perché insoddisfatti e annoiati dalla mancanza di eventi musicali davvero interessanti, che offrissero non solo musica ma anche un’esperienza completa. Questo però non ha mai precluso la possibilità di portare altrove le nostre idee e la nostra voglia di fare – fosse per noi faremmo un’edizione di diluvio anche in India!
Amiamo la condivisione e quindi la collaborazione con altre realtà. Abbiamo conosciuto i ragazzi di Costello’s e Sherpa Live e ci siamo detti: “facciamolo”.

In Diluvio Festival non trova spazio solo la musica ma anche l’arte (nella data di ieri son state in mostra le illustrazioni di Andrea Spinelli e le fotografie di Elena). Cosa vi ha spinto a questa formula musica-arte?

La musica è arte e l’arte è multicanale. La nostra idea di Festival si stacca dalla sola musica, al contrario abbraccia l’arte tutta, in qualsiasi forma. Ci piacerebbe che sia uno spazio in cui tutti possono dare e dire qualcosa, nel modo che meglio li rappresenta. Le opere di Andrea Spinelli ed Elena Pagnoni esposte all’Ohibò, peraltro, sono in realtà nate proprio dalla musica.

Quali artisti e generi rispecchiano l’anima del festival?

Non ci piace troppo l’idea di etichettarsi con un preciso genere musicale, ma effettivamente è inevitabile. I nostri gusti e le nostre abitudini ci hanno portato a indirizzarsi verso la musica indie, questo anche per provare a dar voce agli artisti più piccoli, quelli davvero davvero indipendenti. L’ambiente “indie” italiano ci piace anche per tutto il contesto che attorna il fattore musicale: l’illustrazione, la poesia, l’arte in genere.

Avete già una prossima data o un’ anteprima da svelarci?

Fino a questo istante era un segreto, ma sì, c’è una piccola sorpresa che possiamo già svelare. Il 31 dicembre festeggeremo il nuovo anno insieme agli amici di Belleville, con cui abbiamo già collaborato a fine ottobre. Il programma però rimane top-secret.

Qual è il sogno nel cassetto di Diluvio?

Il sogno di Diluvio è convincere i giovani ad uscire e a scoprire nuova musica, ad uscire dalla loro “comfort-zone” e ad aprirsi a nuove esperienze. L’obiettivo è riportare il festival alla sua dimensione originaria, all’idea di condivisione tra persone che vivono un’esperienza comune.