Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Alex di  per saperne di più sul suo nascente progetto musicale. Dopo l’avventura con Stay Home: Gigs & Records, iniziativa che ha supportato e diffuso artisti della scena musicale emocore, screamo, post-rock e molto altro in terra Friulana, Alex ha deciso di rimettere le carte in gioco e dare vita al progetto StAY.

Ecco cosa ci ha raccontato:

 

Come ha mosso i primi passi Stay Home: Gigs & Records?

 

6Nel 2011 avevo aperto un piccolo blog, scrivevo qualche recensione, perlopiù di dischi che mi colpivano particolarmente, sia in positivo che in negativo, ma ogni tanto ricevevo anche lavori da band più o meno emergenti e cercavo di dedicare degli spazi anche a loro. Al blog collaboravano due miei amici, uno si occupava delle uscite musicali più chiacchierate, l’altro recensiva film e scriveva racconti. Col tempo tutti e tre eravamo sempre più impegnati e abbiamo smesso di scrivere, volevo però continuare a dare voce a queste piccole band, così ho deciso di trasformare il blog in una piccola netlabel, di li a poco ho iniziato a organizzare concerti al circolo Cas*Aupa e ho costruito pian piano, senza saperlo, quelle che sarebbero state poi le basi per Stay Home.

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Quali sono stati gli eventi o i progetti che avete organizzato con maggiore entusiasmo e successo nel corso di questi anni?
Il carburante di Stay Home all’inizio è stato sicuramente l’entusiasmo e la voglia di portare in Friuli delle band che da queste parti nessuno s’interessava a portare.
In ogni caso i presupposti erano buoni: avevamo il circolo Cas*Aupa, la voglia di iniziare a proporre certi generi qui in zona senza doverci per forza spostare in Veneto o in Emilia per assistere a un concerto e i contatti costruiti con la prima netlabel. Così ci siamo messi in moto: la prima serata è stata nel Novembre del 2014, con Riviera, Labradors, Dags!, Viola e Whane, durante il corso del 2015 ne abbiamo fatte un’altra decina, contando le 4 edizioni del festival. Tra le serate di cui ho un ricordo più marcato c’è sicuramente quella con Ought e The Smudjas, gli Ought avevano una backline paurosa e temevamo che il nostro impianto elettrico non sarebbe bastato. Poi sono arrivati i controlli. Marco (che oltre ad essere bassista degli Whane a quel tempo era anche presidente del circolo) ha passato tutta la serata a tirar fuori scartoffie, io correvo su e giù per monitorare i volumi e capire se c’avrebbero fatto chiudere tutto o se saremo riusciti ad arrivare fino a fine serata. Qualche mese dopo, nel Settembre 2015 c’è stata quella che poi sarebbe stata l’ultima edizione del festival Stay Home, con Aidan Baker, Raein, Lantern, Whane, In Depth With Whales e Noel, in mezzo ai campi della bassa friulana, in una location stupenda, il Parco Ex-Tiro di Bagnaria Arsa.
Anche in quell’occasione gli aneddoti e le difficoltà sono stati molteplici, però è stato bello vedere come nel giro di poco più di un anno eravamo riusciti a far crescere qualcosa anche nel terreno arido del Friuli (in senso metaforico, siamo ottimi agricoltori).
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Cosa vi ha portato a questo cambio di rotta e di immagine?
Credo che sia stata una serie di coincidenze, più o meno fortunate (o sfortunate, in questo caso). A differenza di quando ho deciso di mettere in piedi Stay Home, non è stato l’entusiasmo a farmi muovere i primi passi verso una nuova direzione. Nei mesi successivi all’ultima edizione del festival infatti siamo stati costretti a chiudere in via preventiva il circolo, oltre a questo sempre più aspetti negativi del fare musica ed organizzare eventi hanno iniziato a emergere, colpi bassi, tanto vociare e competitività, ho iniziato a non sentirmi più a mio agio in un ambiente che per definizione dovrebbe essere il più DIY, aperto e semplice della scena musicale. Di conseguenza ho iniziato ad allontanarmi da certi generi musicali, un po’ assuefatto un po’ nauseato. Senza realizzare razionalmente il processo evolutivo che c’era in atto ho continuato a fare musica e a cercare soluzioni per proporre qualcosa qui in città, e nei primi mesi del 2016 sono iniziati a spuntare i primi frutti: le mie prime tracce come Xennan, la pubblicazione dell’EP di XIX e del secondo lavoro degli In Depth With Whales, poi ad Aprile la rassegna di musica ambient ed elettronica al Kobo Shop, a Luglio la serata in collaborazione con Ghost.city Collective nel cortile di Cas*Aupa, i legami con la stessa Ghost.city, Prehistoric Silence, Rest Now Recordings, Paynomindtous, il tutto si è mosso da solo verso un ambiente dove ora mi sento di nuovo a mio agio.
Oltre a tutto questo ritengo anche che l’evoluzione sia un requisito indispensabile negli ambiti artistici, restare ancorati è sicuramente più rassicurante e meno rischioso, ma meno gratificante, almeno per me. Mi piace lavorare per crescere.
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Quali sono gli obiettivi che vorreste raggiungere con il nascente progetto StAY?
Credo che, soprattubozzestay2tto per le piccole etichette, avere un’identità caratteristica ed originale sia fondamentale per renderle un marchio riconoscibile. Ritengo dunque che sia, arrivati a questo punto, necessario tracciare una linea che separa l’identità di quello che era in passato Stay Home rispetto a quello che sarà d’ora in avanti, ossia Stay.
Quindi diciamo che il mio primo piccolo obiettivo sarà di riuscire a delineare una personalità forte ed originale al nuovo marchio. Se poi penso a quelli che potrebbero essere le mie ambizioni future potrei dire che non mi dispiacerebbe che Stay diventasse un network di artisti validi, accomunati da un certo tipo di approccio ed interesse nell’indagine sonora, un’etichetta che non sia soltanto un ente di distribuzione ma una comunità nella quale si può maturare come musicisti e condividere le proprie esperienze e le proprie ricerche con gli altri artisti. Perché credo che la condivisione sia uno dei metodi più efficaci per favorire l’accelerazione dell’apprendimento.

 

 Quali sono i valori che secondo voi non devono mai mancare in questo tipo di attività?
Più che valori fondamentali, credo sia più opportuno parlare di cosa bisognerebbe evitare di fare, soprattutto in ambito indipendente, soprattutto se si tirano in ballo le questioni DIY. Vedo sempre più sbandieratori dei sani principi della musica riempirsi la bocca di criticismi, incazzarsi se una piccola band o un’etichetta sponsorizza alcuni post su facebook, creare cerchie dove solo chi ne fa parte è degno di rispetto e guardare con superiorità tutti quelli che li circondano, come fosse una gara.
Credo che questo tipo di mentalità sia la cosa da cui tenersi il più possibile alla larga. Chi vuole fare e produrre musica dovrebbe guardare meno nelle tasche degli altri e darsi più da fare, instaurare reti sincere, non per forza amicizie, ma comunità in cui vi sia rispetto reciproco dell’impegno e del lavoro di ognuno.

 

 Ci sono alcune anticipazioni riguardo a StTAY che potete svelarci?
Abbiamo già qualcosa in programma, anche se in realtà credo che nel primo periodo mi mobiliterò, assieme al mio nuovo collega Lorenzo (batterista degli Whane ed amico da tanti anni), nel rinnovamento dell’immagine dell’etichetta, nell’instaurare nuove relazioni con webzine e piattaforme, nel pensare e realizzare nuovi servizi per garantire più qualità e professionalità in ciò che offriamo sia alle band che al pubblico. Ho anche intenzione di potenziare e avviare in maniera più professionale un servizio di ufficio stampa dato che nel corso degli ultimi mesi siamo rimasti spiacevolmente ed improvvisamente sprovvisti di questo servizio.
La prima pubblicazione come StAY sarà Pass Away, il mio disco sotto l’alias di Xennan, al quale sto lavorando dall’inverno scorso. L’album uscirà il 19 Dicembre, e sarà anche un modo per collaborare con i collettivi che ho citato nella risposta 3. Successivamente vorrei rilasciare una compilation di presentazione della nuova estetica e del nuovo sound dell’etichetta. Mi piacerebbe poi consolidare il rapporto con alcuni artisti a cui mi sono avvicinato negli ultimi mesi, tra cui sicuramente citerei Nicola Zolin e Ankubu, e collaborare con Lu Jiachi e Li-Yang Lu degli Scattered Purgatory, da tempo seguo il panorama cinese/taiwanese e credo che sia un terreno molto fertile per la musica sperimentale.
Dei volti noti per Stay Home vorrei lavorare di nuovo con gli In Depth With Whales, XIX e i 124C41+, pubblicare un ipotetico nuovo disco degli Ecole du Ciel e dei Lantern nel caso in cui decidessero di svoltare su vie più sperimentali. Ma soprattutto vorrei riuscire a trovare nuovi artisti, magari con base nel triveneto, o ancor meglio in Friuli, in modo tale da poter iniziare a piazzare i primi mattoni per il tipo di network che ho in mente. Quindi se siete arrivati fino in fondo a quest’intervista e avete del materiale caldo tra le mani non abbiate paura a contattarci.
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Ascolta il singolo di Xennan Love the Spirit, Not the Man: